“La ragazza alta dalle scapole magre” entrò in un juke box e… uscì sui teleschermi di tutta Italia.

Erano giovanissime tutte e due, lei e la televisione: l’accordo, la complicità, l’occhiata di intesa che si scambiarono lei e la telecamera furono immediati, come succede tra ragazzi.





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Mina prese di petto la sua futura compagna di avventure,e l’ammaliò col proprio istinto; l’altra prese a seguirla, fidandosi subito dei suoi movimenti, del suo saperla sedurre con un improvviso alzare la testa, con un roteare delle mani spalancate là in cima alle braccia lunghissime dispiegate, con il suo segnare il tempo cantando con ogni parte del suo corpo, con un’occhiata diritta al cuore dell’obbiettivo o con il languore di uno sguardo sornione gettato là all’indietro dall’angolo tra le palpebre, il viso di tre quarti, abbassato a sfiorare la spalla.

In un mondo comunemente ancora così vagamente partecipe a questioni di buchi neri, di big bang, e di fluttuare di materie diffuse e idrogeno nelle galassie, in qualsiasi territorio Mina si affacciasse, nasceva una stella.
Sei giorni della canzone, Festival del juke box, Lascia o raddoppia?, Il musichiere.
Un giorno di un’estate di quegli anni, in radio, un incauto cronista chiese alla Callas, in diretta (in quei giorni, mentre tu guidavi, o lavoravi, o ti facevi un frullato, di là, la Callas, nel frattempo, parlava del più e del meno e Mina, da qualche parte, in qualche locale, provava per il suo spettacolo della sera) “come si fa a diventare stelle?”. Gli strali, i fulmini, i tuoni che uscirono dall’altoparlante di quell’apparecchietto intimorito sul cruscotto, raccolti tutti insieme in una brevissima frase ricomposero nella voce della Callas il concisissimo concetto che “STELLE SI NASCE”; e, come avrebbe concluso più serenamente Totò, ogni sua prima apparizione o cimento ha provato e prova che “Mina la nacque”.
Mina stella la nacque esplodendo fragorosamente nuova in un mondo di suoni cauti e tradizionali, imprudente in un mondo di immagini prudenti, senza rete in un mondo abbastanza attento alla propria incolumità, dinamica in un mondo in cui ancora stava molto, ma molto molto bene, che una ragazza che andasse in pubblico, si sedesse compostamente su un divano, e se ne stesse lì, buona buona, anche se un po’ in grembo a se stessa, a far bella mostra di sé.
Mina in pubblico ci arrivò di corsa, passando da una porta che vedendola arrivare le si spalancò davanti da sola per la paura di essere buttata giù. Il talento vero, le porte lo colgono al volo, altroché! Mina, partendo come una centometrista dal divano del suo salotto borghese di provincia, nuotando (sul dorso?) nelle onde del tubo catodico arrivò nei salotti sonnolenti e risvegliò anche i giovani entusiasmi dimenticati, o dovuti accantonare, dei genitori e delle zie che di colpo li ricordarono, e cominciarono ad invidiare ai loro ragazzi, figli e nipoti, una certa forza garibaldina che la Mina suggeriva loro.
Mina, ormai, che, alta alta, da sopra le teste di chi le stava di fronte, per natura ha sempre guardato al futuro,è adesso l’ emblema del presente e d’ora in avanti soltanto al presente o al futuro se ne parlerà; lei, che un giorno deciderà di non farsi più vedere, diventa “immagine”, è l’immagine dell’Italia più fresca e moderna: quella con addirittura la televisione in un numero impressionantemente sempre maggiore di case! Ed eccola che, come nel pentagramma, anche in televisione Mina si muove come un pennello velocissimo a ridisegnare il paesaggio, a colorare ambienti, a ristilizzare, con la sua presenza, scenari, a tracciare le linee di orizzonti nuovi; e come una penna in una mano in preda a una esultante scrittura automatica, Mina riscrive il decalogo dell’esserci cominciando fin da subito a scappare dai flash, dalle interviste: come nessuno fa, se non a Hollywood. Stupore! E rincorsa.
E’ l’estate 1960. E’ l’estate di Mina in TV con “Sentimentale”, il suo primo programma da protagonista. “Sentimentale sei tu, perciò ti voglio bene…”canta Mina in lamé con voce da crooner, già così diversa da quella di “E’vero” e che anticipa il soft ovattato di “Io amo tu ami”” che verrà nel Sanremo 61 e sarà un suo primo capolavoro di un certo tipo. Anche se “Sentimentale”, nella storia della RAI, non resta come un successo e sembra se ne sia persa ogni traccia, quell’estate, sui giornali, di Mina e del programma si parla molto:“Stasera c’è Mina? Ah, non c’è Mina…” – dicono gli intervistati - “Allora non accendo neppure il televisore”.
Canzonissime, Sanremo, il primo Studio Uno, storico.E quarantena. Lunga. Lunghissima….
Mina e il suo grande ritorno. E anche grande sospiro di sollievo di un pubblico non necessariamente ancora così esclusivamente suo, ma inconsciamente già Mina-dipendente. Lo stesso pubblico che (forza dei tempi) può andarla a sentire e vedere dal vivo, immancabile, nelle serate estive e nelle altre,meno frequenti, prese come feste comandate, in inverno. E tra le une e le altre si incolla davanti al televisore: èèèèh… Mina è sua. Guai a toccargliela, figuriamoci a togliergliela.
Ecco gli “speciali”, ecco che gli Studio Uno si infittiscono, 1965, 1966, e ci portano quella nuova “Nuova Mina”, diva senza sopracciglia,in “falpalà”, come dice Franca Valeri spesso sua ospite: è la Mina che Michele Serra definirà “sontuosa”. Sontuosa perfetta padrona di casa, che nel suo privé “E’ l’uomo per me” riceve di volta in volta ospiti come Totò, suo adorato, Sordi, Mastroianni Gassman, Bécaud, il fior fiore del teatro italiano e via e via, tutte “cosine” di questo calibro ogni settimana… Ed ecco il 1967, con ”Sabato sera” che ci dà una Mina optical, una “Minarchitettura” un po’ Courrège e un po’ Mary Quant e un po’ “ma cosa sta succedendo? Sono già tre minuti che ho la stessa pettinatura e tre secondi che ho lo stesso vestito!”; una Mina che è, soprattutto, una sofisticata interprete di fantasie musicali vestita in ogni puntata da un couturier diverso tra i più grandi dell’alta moda italiana: l’immagine, sono come tu mi vuoi. Ovvero, c’è chi scommette, come vuole lei, Mina.
“Minasoubrette”, che molti fin dal principio avrebbero voluto, arriva con la Canzonissima del 1968, “supershow-con-superconduzione-superregia-superballetti-superarrangiamenti-supercostumi-superfotografia” come sempre, del resto.
E’ la Mina delle funamboliche fantasie musicali televisive interminabili, articolatissime in cuore a coreografie con lunghi piani sequenza che la trovano trionfante nella sua pigrizia mentre esce, “signorina boogie woogie”, da una torre di copertoni d’auto alleate, “femme-fatale” che canta immersa in un mare di schiuma da bagno hollywoodiana o la Mina “multiregionale” che presenta una fantasia di motivi popolari indossando i costumi e (perfino!perfino!) accennando, tra i 24boys24, (con un indice o addirittura due e a volte impegnando anche la caviglia) i passi delle danze tipiche di ogni regione d’Italia.
E’ la Mina che si conferma padronissima della scena e dei mezzi arrivando con ritmo straordinario ed intensa ad ogni appuntamento con la telecamera nelle decine e decine di inquadrature che la regia decide per ogni brano cantato. E’ la Mina di alcuni bellissimi pezzi originali scritti apposta per lei, in questa o quella puntata e poi, la straabbondanza sprecona delle superstar!, mai usciti in disco.
Ed eccoci, tra qualche “special” ancora, ai “Teatro 10” fino ad arrivare a quella apoteosi di immagine della Mina di “Milleluci”: basta vederla, in una puntata, entrare in scena lateralmente sottolineando fluida, ritmicamente, a tratti larghi, con la sua falcata lunga e quelle sue spalle da Ingrés, lo stacco d’orchestra che la introduce e poi muoversi sublimamente musicale nell’abito sofisticato mentre canta “Io vivrò senza te”. Mina dei primi piani e dei campi lunghi,strega degli infiniti stacchi, regale nelle grandi “entrate”. Mina e la TV.
In questa sezione si parla solamente di trasmissioni di Mina in RAI. Ogni settimana aggiungeremo degli spezzoni di video nuovi, in avvicendamento. Queste “pillole” potranno essere soltanto visionate e non scaricate sull’”hard-disc” in quanto proprietà esclusiva RAI. Sono presenti anche alcuni filmati tratti da trasmissioni e shows di Mina di altre televisioni di stato estere.
Un posto a parte, i video tratti dal DVD “Mina in Studio 2001”. Un evento assoluto, inatteso quanto soprendente, che mobilitò un esercito di internauti; molti dei quali, fino a qualche giorno prima dell’annuncio della messa on-line, ignari di cosa fosse Internet. Le cifre impressionano ancora oggi, dopo anni. Quel straordinariomomento di aggregazione in rete per poter rivedere Mina contò 50 milioni tra connessioni e tentativi di connessione al sistema portandolo al collasso tecnico.
Mina, forza centrifuga, strana, sorprendente figura geometrica, prisma sfaccettatissimo, un cerchio perfettamente concluso e in continua espansione composto di tratti che armonizzano totalmente tra loro come la voce, la figura, il talento, la presenza scenica, il carattere, il suo muoversi nella vita privata incessantemente nel mirino; un cerchio concluso ma con qualche disconnessione attraverso la quale fare entrare e uscire continue nuove sorprese, far filtrare le intuizioni di un’intelligenza fulmineamente ricettiva e produttiva e farne passar fuori le sue continue, improvvise, imprevedibili, esaltanti invenzioni.
Buona visione.

Mina canta “Pesci rossi” con indosso un vestito per metà da pesce rosso e per metà da “ragazza alta con le scapole magre ad un party del circolo della stampa”, senza rimanere impigliata mentre muove le braccia come se dirigesse il traffico della moltitudine di pesci rossi che la circondano sballonzolando a mezz’aria. E’ il secondo capitolo del romanzo “Mina e la pubblicità”. Il primo è stato scritto laconicamente poco prima, pronuba una marca di frigoriferi.
“Pesci rossi”, canta adesso la Mina in una serie di Caroselli per una pasta alimentare cremonese come lei. E chi se la perde in tv, nell’estate 61 può ritrovarla “in figura”, come dicono i figli del “Molo Audace”, per la modica somma di lire 150 da infilare nella gettoniera di una diavoleria del momento chiamata “videobox”; che poi altro non è che una specie di juke box con in testa un televisore, generoso e bruttino come E.T., autentico dispensatore di felicità musicali che se (con un po’ di fortuna) si inceppa in qualche suo ventricolo, come succede spesso ad uno frequentatissimo sul lungomare di Viareggio, ricomincia da capo a farti vedere e sentire la Mina ad ogni fine del “video-sonoro”; che poi altro non è che un antenato dei videoclip così come suoi antenati sono stati i filmati che le major discografiche americane giravano, negli Anni 30 – 40, per promuovere i nuovi dischi nei cinema, tra il notiziario e il film.
“Pesci rossi” e “Coriandoli” e “Una zebra a pois” canta la Mina in quei Caroselli che cominciano sempre col disegnino di una mina vagante e delle vocette che dicono così : “Eccola!…Ma quando esplode? !… Adesso!… Ma chi?!?!…. Mina!!!”.
Mina non ha ancora serrato le labbra dopo l’ultima nota di “Pesci rossi” che già si deve avviare alla sua terza fatica. Erculea, stavolta: ideatrice e protagonista di un considerevole numero di mini-colossal che la impegnano nel reinterpretare – fedele al suo istinto di variare ogni ricetta - generi e primedonne della storia dello spettacolo: in uno di quei mini-colossal lei è in una sorta di costume “ciociaro-peloponnesico-primo canale peloritano-con parrucca cocktail” e a Visconti che la va a trovare mentre gira e le chiede “Ma come l’hanno combinata?” risponde “Più che altro sono truccata da Lina Cavalieri”. Alla fine di ogni spot, che sia immersa negli strass e nelle stole di Josephine Baker, nel raso rosa della Monroe, negli asprì ed i jais della Fougez o della Clara Bow, o negli amadi suoi della Rita Hayworth, la Mina, con una vocina un po’ da collegiale stralunatina conclude: “Un’altra canzone? Certo! Ma prima, un’altra…” e da sotto le sue parrucche, le sue piume e i suoi rasi e pallettes invita ad un brindisi da festa di ottobre.
Le “fatiche”, ormai, arrivano a raffica, e lei, presa in un vortice di paste alimentari e bevande che si alternano, va… E il suo andare diventa sempre più imperioso, e sublime. I suoi spot, ormai, sono campioni di creatività e di seduttività. Mina, geisha-airone-origami vola sempre più aerea e rarefatta con Piero Gherardi, ritorna incisiva, pungente, lo sguardo presente e penetrante, nei tagli di luce di Corrado Bartoloni con Valerio Zurlini, e ancora con Antonello Falqui e poi e poi… e poi.
E poi, in seguito, Mina che ci disseta nuovamente, che ci scarrozza di nuovo garibaldina su quattro ruote alle quali lei offre la sua vispezza, e di nuovo la Mina chioccia-amica-nutrice. E poi. E poi. Mina e la pubblicità, qui in pillole; ma sono sempre pillole di Mina.

di Lele Cerri ©


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