Mina per voce sola

10 marzo 2000 - Venerdì di Repubblica

di Brunella Schisa
I 60 anni di un fenomeno Il 25 marzo Mina compirà 60 anni. È nata a Busto Arsizio, anche se è nota come la tigre di Cremona



Roma

Si può sopravvivere per voce sola? Mina c'è riuscita. Anche per questo è un fenomeno.

Prepariamoci, in occasione dei suoi sesant'anni, il prossimo 25 marzo, a essere sommersi da revival e peana.Sarà celebrata soprattutto la sua voce.

Secondo Alberto Abruzzese, docente di Filosofia delle comunicazioni di massa a Roma, non è poi tanto difficile rimanere un mito sfuggendo alla cultura dell'immagine e dell'apparenza. "Sottrarsi alla vista per accentuare il mito è una strategia vincente, anche se dopo la Garbo, ci sono riusciti soltanto pochissimi artisti. Liberandosi dai meccanismi del look e della moda, Mina ha messo in evidenza le sue straordinarie capacità musicali. Ma un mito ha bisogno d'essere sostenuto e la stampa in tutto questo tempo ha fatto da cassa di risonanza, alimetandone continuaente la leggenda. È un circuito che si sostiene a vicenda".

È vero. Mina È stata tra i personaggi più ricercati dai media e tra le prime vittime del giornalismo scandalistico. Le sue vicende personali erano trattate come lo sono oggi quelle di Carolina di Monaco. La sua vita privata ha fruttato migliaia di copertine e altrettante menzogne. Più il martellamento incalzava, e meno lei si prestava al gioco dell'esibizione; più perdeva sul versante dell'immagine, più guadagnava sul piano canoro. Alla fine ha ottenuto l'impossibile.Rimanere una diva senza la schiavitù del lifting, delle diete umilianti e l'angoscia di vedersi invecchiare. E così Mina è riuscita ad assicurarsi una invidiabile longevità, perché una voce non avvizzisce, e come lei stessa dichiara nella recentissima canzone Nero:"Le rughe toccano ai perdenti".

Non che la voce non invecchi. Ce lo spiega il professor Giovanni Ruoppolo, foniatra della Clinica otorinolarin- goiatrica dell'Università di Roma. "I tessuti perdono di elasticità e la funzionalità polmonare diminuisce, ma per avere una grande voce non è sufficiente una forte muscolatura, sono necessarie anche una perfetta coordinazione e una capacità mentale, oltre a un talento naturale e un orecchio musicale".

Intanto attorno a un'icona virtuale continua ad affannarsi un popolo eccitato e instancabile. La voce di Mina è stata oggetto di saggi e studi. "Con l'estensione che aveva avrebbe potuto tranquillamente fare l'opera, era un mezzosoprano che arrivava a dei si bemolle acuti da soprano d'opera", commenta il musicologo Rodolfo Celletti, che all'artista ha dedicato un saggio nel libro I mille volti di una voce (Mondadori). E continua. "L'ho ascoltata e ascoltata ancora e poi ho capito che quando era giovane non aveva un'unica voce, ma diverse a seconda di ciò che eseguiva. Per anni mi sono chiesto con chi avesse studiato canto. Alla fine mi sono risposto che era una domanda stupida. Certe finezze, certi accenti, certe modulazioni non si acquisiscono. Nascono per germinazione spontanea".

E il foniatra Ruoppolo aggiunge: "Le carateristiche di una voce dipendono dalla lunghezza e dallo spessore delle corde vocali. C'è sempre una corrispondenza tra il tipo di voce e la forma". Nelle donne sono lo spessore e la lunghezza a influenzarne le caratteristiche, un contralto ha corde più spesse e più lunghe di un soprano".

Niente trucchi, dunque, niente inganni, né misteri in quella gamma di suoni che da oltre quarant'anni si muovono liberamente tra la recitazione e la melodia, tra l'acuto e le note profonde: "timbri creati, ironie e gesti vocali che escono da ogni definizione di generi", li ha definiti il critico Luigi Pestalozza. Ma al di là del giudizio degli esperti, dietro l'inalterabilità del mito, c'è chi rintraccia anche un motivo psicologico. Secondo il professore Denis Gaita, psicoanalista musicoterapeuta, "il segreto sta in quella voce di mamma canaglia", e argomenta, "Gli armonici simili a quelli ascoltati nel ventre materno sono sempre i più apprezzati. Mina è un concentrato di armonici femminili che rende la sua, una voce materna universale fatta di miele e di bronzo. Ma un timbro magnifico può anche rivelarsi stucchevole e qui subentra la vena trasgressiva che la rende unica. Mina è stata anticonfrmista, giocosa, bella, tanta. Appare, scompare, dimagrisce, ingrassa. Non ha mai nascosto di essere un'edonista, di amare il vino, il poker, gli uomini. È un sublime assoluto materno condito con del pepe canagliesco".

Così, in un'epoca mediatica, dove l'apparire conta più dell'essere, Mina è riuscita a liberarsi del suo corpo, riempiendo l'assenza di fisicità con una vocalità proropente e sempre più esuberante. È tra i pochi artisti capaci di pubblicare due album nuovi all'anno. E in più scrive incisivi articoli. Ha recentemete esposto i suoi dubbi sul rap sanremese di Jovanotti. L'ex tigre è stata spesso paragonata alla Callas. E il paragone non sembra del tutto assurdo, nonostante il dominante e vetusto luogo comune che considera la musica leggera intrattenimento e evasione, e quella classica impegno e cultura. ...Il canto non conosce queste limitazioni. Tanto in Casta diva quanto nelle Mille bolle blu, quando la divina Maria appariva travestita da sacerdotessa gallica o Mina in uno dei suoi favolosi costumi (che tutti prendevano per vestiti mentre erano anch'essi un travestimento di scena), la loro voce aveva un potenziale emotivo di natura primordiale. Per entrambe la voce era l'unico mezzo di comunicazione col mondo esterno. Per questo entrambe si sono barricate dietro la voce, senza contatti col mondo... ha scritto il musicologo Claudio Casini.

E da quel momento ciò che non era voce, canto, espressione, per Mina non ha avuto più importanza.



Brunella Schisa

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